Dove finiscono (davvero) i rifiuti 

rifiuti_e_bugieQualche giorno fa nella bacheca ufficiale su Facebook della Sindaca è comparso un post autoelogiativo con cui il pluri-potenziario assessore Pisu narrava la bella storia della pulizia degli argini del Rio Matzeu, dicendo che tutti i rifiuti raccolti dalla ditta appaltatrice (a proposito, il servizio non è in contratto, lo paghiamo a parte?) sono finiti all’Ecocentro.

Beh, non è esattamente così.

All’Ecocentro sono stati portati solo i materiali ferrosi, tutto il resto è finito nel secco. E non è successo per pigrizia degli operatori, ma perché carta, plastica, vetro, tessili, eccetera, erano coperti di terra e polvere e, messi insieme ai materiali della nostra raccolta differenziata avrebbero reso l’intero carico “sporco” (cioè con tassi di materiale estraneo sopra la soglia tollerata) deprezzando il conferimento e riducendo il contributo CONAI che il Comune incassa per i rifiuti da imballaggio.

Bella mossa, quindi: si usano ulteriori risorse pubbliche che saranno a carico di chi già paga (e continuerà a pagare) e non di chi sporca.  Anzi, per questi ultimi nessun problema, continuino pure a gettare i loro rifiuti in giro o a usare i cestini gettacarte come loro personale cassonetto dell’indifferenziato, che vengono comunque svuotati ogni giorno senza alcun controllo.

Tanto l’importante è il decoro, mica l’educazione.

Ultimo post

municipioQuesto è l’ultimo post del blog Assessora per caso. Da domani questa esperienza sarà comunque finita, perché, anche in caso di  vittoria e di un’eventuale riconferma del ruolo, non sarei più lì “per caso”.

Sono stati due anni intensi. Stimolanti e coinvolgenti come poche altre esperienze della mia vita. Ho messo tutto il mio impegno per cercare di portare avanti quello che credo sia l’interesse della comunità con i principi fermi della correttezza e del rigore.

Ho raggiunto i miei obiettivi? No, o almeno non del tutto.

All’inizio di questa vera e propria avventura mi dicevo pronta a mettercela tutta. L’ho fatto, mettendo questo impegno al centro della mia vita.

I numeri sono lusinghieri, certo, ma i numeri non rappresentano l’intera realtà. Perché anche quando si lavora per questioni ideali – come per me è la difesa dell’ambiente – strappare risultati concreti senza cambiare la cultura e la mentalità è una vittoria a metà.

Ammetto che i momenti di frustrazione hanno messo a dura prova la mia ferma intenzione di lottare perché quella diffusa disattenzione per l’ambiente – spesso frutto di una rassegnazione che non meritiamo di subire né di provare – si trasformasse in orgoglio per la cura del proprio territorio. So che sono molti a pensarla come me e molti hanno dedicato qualche minuto del loro tempo per farmelo sapere, con messaggi, email o piacevoli chiacchierate.

Ci sono stati anche degli insoddisfatti (e anche degli arrabbiati), ma ho sempre provato a capire le loro ragioni e di valutare con la massima serenità se il loro disagio potesse essere risolto senza per questo mettere a repentaglio un sistema che doveva funzionare per tutti. A volte ci sono riuscita, altre no.

È stato doloroso che nella campagna elettorale si siano usati questi insoddisfatti come emblema della cattiva amministrazione degli ultimi 10 anni. Ed è stato ancor più amaro constatare che siano stati strumentalizzati proprio da chi, almeno a parole, si dice promotore di azioni positive (anche in campo ambientale).

Ci sta tutto, in campagna elettorale, anche distorcere la percezione dei fatti per portare sostegno alla propria parte. Quello che non posso accettare, però, è cavalcare l’innata pigrizia di cui soffriamo tutti come giustificazione per demolire il lavoro dell’altra parte, arrivando a promettere cambiamenti irrealizzabili quando non completamente illegali.

Ma con oggi tutto questo finisce. Comunque vada, da domani sarà diverso. Perché potrei essere una normale cittadina che continuerà a fare il suo dovere civico e politico per cercare di migliorare anche di pochissimo la comunità in cui vive o potrei ancora avere la possibilità di proporre le mie idee e farlo insieme a una sindaca altrettanto motivata e a una maggioranza che ha il sostegno di moltissimi concittadini. Non nego che questa seconda opzione è quella che preferisco, ma non rinuncerò comunque all’impegno di fare la mia parte.

Il Tesoro di Capitan Eco

IClassi_premiateeri mattina sono state premiate le tre classi che hanno raccolto più ecomonete durante il concorso “Il Tesoro di Capitan Eco”. Si tratta della 4a e la 5a E della scuola “Don Bosco” di via Repubblica e della 4a B della scuola “Anna Frank” di via della Resistenza.

Capitan Eco ha consegnato a un rappresentante di ognuna delle classi il kit classe che contiene giochi e materiali didattici e informativi sulla raccolta differenziata dei rifiuti e sull’ambiente.

Sono molto contenta di come è andato il concorso: gran parte dei bambini hanno preso molto sul serio l’incarico dato loro da Capitan Eco per recuperare il tesoro. Hanno coinvolto genitori, nonni, zii nella gara e durante il concorso le visite all’Ecocentro sono aumentate in modo significativo.

Mi auguro che chi ha visitato l’Ecocentro per la prima volta durante il concorso abbia potuto vedere come funziona e quanto è utile. Lo scopo del concorso era proprio questo: portare quante più persone all’Ecocentro e diffondere le informazioni sulle sue funzioni, facendo leva sui bambini e sul loro entusiasmo nel partecipare al gioco.premiazione

Durante la manifestazione è stata letta la graduatoria provvisoria delle 25 famiglie che usufruiranno della detrazione di 50 euro sulla TARI 2015. Per chi non l’avesse ancora fatto, c’è ancora una settimana per portare la scheda di partecipazione all’Ecocentro. Il 23 maggio prossimo le schede saranno ritirate e verrà stilata la graduatoria definitiva. Le famiglie partecipanti che non avranno consegnato la scheda, perderanno il diritto di essere considerate nei conteggi finali.

 

Continua il gioco di Capitan Eco

capEco_2Altri 15 giorni per raccogliere le Ecomonete di Capitan Eco.

Continua il concorso per le quarte e le quinte elementari di tutte le scuole di Sestu: portando i rifiuti all’Ecocentro le famiglie degli alunni potranno ricevere le Ecomonete e un timbro sulla tessera che permetterà di identificare le 25 famiglie più virtuose. Queste riceveranno uno sconto di 50 euro sulla tassa rifiuti del 2015.

La raccolta delle Ecomonete sta andando benissimo. Ci sono classi che hanno il salvadanaio colmo e che continuano ad accumulare Ecomonete ed Ecoassegni. La gara fra classi è importante e i bambini spingono genitori, zii e nonni a contribuire alla raccolta.

Era proprio questo lo scopo del progetto: avvicinare quante più persone all’Ecocentro Comunale, così che potessero vedere quanto è comodo e semplice portarci quei rifiuti che non possono essere ritirati porta a porta e anche tutti i rifiuti della raccolta domiciliare che eccedono la capacità dei bidoni.

Pasqua differenziata (riedizione 2015)

 

 

Ripropongo il post dell’anno scorso: Soprattutto in questi giorni, meglio abbondare…

uovadipasquaPer non smentirci nemmeno il giorno di Pasqua, qualche informazione su dove gettare gli imballaggi delle uova di cioccolato. In molti, infatti, restiamo perplessi davanti al tipico involucro frusciante: sarà plastica o alluminio?

Le uova industriali in commercio di solito sono confezionate con un foglio di poliaccoppiato (plastica e alluminio): lo riconosciamo dal fatto che all’esterno è colorato o decorato in vario modo e all’interno è argentato. Guardandolo in controluce è leggermente trasparente. Le uova artigianali, invece, hanno generalmente un involucro interno di allumino e uno esterno di plastica trasparente colorata. COREPLA, il Consorzio per il recupero e riciclo degli imballaggi di plastica, consiglia di gettare gli incarti di poliaccoppiato e di plastica fra i rifiuti, appunto, di plastica. Quindi, nella nostra busta azzurra.

Il foglio di alluminio delle uova artigianali (o di quelle più piccole in commercio) va gettato nel bidone giallo delle lattine, mente invece il supporto “a cono” delle uova deve essere smaltito nella plastica, così come l’eventuale ovetto di plastica che contiene la sorpresa. Ricordiamo, anche se non è necessario, che eventuali etichette e fascette di cartoncino devono essere messe nel bidone bianco della carta.

Nastri e laccetti con l’anima metallica, invece, devono essere gettati fra i rifiuti indifferenziati.

Alcune uova artigianali hanno un incarto di tessuto non tessuto, detto TNT, un materiale morbido e resistente, usato dalle pasticcerie e cioccolaterie perché è adatto alle alte temperature. In questo caso l’incarto va gettato nel secco poiché non è riciclabile.

Ma visto che non tutto ciò che è imballaggio deve per forza essere considerato un rifiuto, possiamo riusare quasi tutte le parti non commestibili dell’uovo di pasqua per altri scopi. Ad esempio, i quadrati di plastica o poliaccoppiato sono ottimi per costruire degli aquiloni, per foderare i cassetti (in questo momento molti di noi sono alle prese col cambio di stagione) o ancora come tovaglia impermeabile per il tavolo dei giochi dei bambini. I vasetti e gli ovetti di plastica possono avere una nuova vita: qui alcune ottime idee.

Che sconforto!

Com’è possibile che dopo 10 anni di raccolta differenziata qualcuno possa davvero dire di non sapere che si devono separare i rifiuti?

2015-02-07 14.28Lasciare per le vie del paese, non nelle periferie meno frequentate ma in pieno centro, buste come quelle nella foto non può essere un errore. È un consapevole affronto al vivere civile e al benessere della comunità.

Mentre ricopro il ruolo di assessora all’ambiente mi prendo tutta la responsabilità del funzionamento di un sistema di raccolta dei rifiuti che sicuramente è perfettibile (cosa non lo è?), ma non sono disposta a sentire “il Comune” accusato di non curare la pulizia del paese quando chi sporca non è il Comune ma persone incivili come quelli che hanno abbandonato i rifiuti della foto.

A chi si ostina a non voler accettare le regole del vivere civile vorrei poter dire “vi troveremo e a forza di multe vi faremo imparare come ci si comporta”, ma so bene che gli strumenti di controllo che abbiamo a disposizione non sono sufficienti per quello che, evidentemente, è un fenomeno troppo diffuso per essere affrontato con la repressione.

Mi si rimprovera il fatto che ai cittadini non arrivano sufficienti informazioni. Probabilmente è vero: ma trovo inammissibile che le regole di base (la semplice separazione dei rifiuti) non siano ancora chiare a qualcuno. Possibile che in 10 anni ci sia ancora qualcuno che non ne ha sentito parlare?

Mi si dice che forse quelli che non lo sanno vengono da fuori. Come se Sestu fosse circondata dal deserto dell’inciviltà e fuori di qui nessuno conoscesse qualche norma di civile convivenza. Mi rifiuto di accettarlo.

Pigrizia o cafonaggine che sia, non rispettare le regole è immorale prima che illegale. Pesare su un sistema costoso infischiandosene del dovere di dare il proprio contributo è gravissimo ed è inaccettabile cercare alibi per giustificare tali comportamenti, per sé o per gli altri.

Forse ora dovrei scusarmi per lo sfogo, ma lo sconforto me lo impedisce.

Tetra Pak: imballaggio più dannoso o più ecologico?

tetrapakUn dubbio che Daniela Manca qualche giorno fa ha pubblicato su Facebook mi ha dato lo spunto per questo post.

Il Tetra Pak è un imballaggio prodotto da un’azienda svedese che ne detiene il marchio. È un “poliaccoppiato”, cioè un materiale fatto a strati, ed è adatto a contenere cibi liquidi perché resistente e leggero. Sono moltissimi i prodotti d’uso quotidiano confezionati in Tetra Pak : latte, sughi e salse, vino, succhi di frutta e altre bevande.

Come tutti gli oggetti che usiamo, in particolar modo gli imballaggi dei prodotti che acquistiamo ogni giorno, anche il Tetra Pak ha un impatto sull’ambiente. Ce l’ha quando viene prodotto – è formato da materiali diversi (plastiche, carta, alluminio) il cui processo lavorativo richiede una notevole quantità di energia – e ce l’ha quando viene smaltito – il processo di separazione è molto complesso ed energivoro, tanto che meno del 20% del Tetra Pak gettato via viene riciclato.

Ha tuttavia il vantaggio della leggerezza: per trasportare un litro di latte contenuto in un imballo Tetra Pak serve meno energia rispetto a un litro di latte in bottiglia di vetro. Il vetro, però, è riciclabile praticamente all’infinito, il Tetra Pak no.

Sono troppi gli elementi che un singolo cittadino dovrebbe conoscere per poter valutare con consapevolezza l’impatto della propria scelta.

Propongo quindi una soluzione più facile: riduciamo in generale il ricorso agli imballaggi. Persino quelli più green, fatti di materiali riciclati e/o riciclabili, costano molto in termini economici ed ecologici, per produrli così come per smaltirli. Scegliamo prodotti con pochi imballaggi, quando è possibile compriamo prodotti “alla spina”, riusando i contenitori più e più volte, ed evitiamo quanto più possibile l’usa-e-getta.

Sono piccoli gesti per il singolo, ma danno un grande contributo all’ambiente.