Uno vale uno (ma non vale tutti)

elezioni_urnaIn due diverse sedute del Consiglio comunale sono rimasta colpita da alcune dichiarazioni del M5S.

Nella prima seduta del 2 luglio l’ex candidata sindaca Cardia auspicava l’introduzione nel nostro Comune del referendum propositivo “senza quorum” che permetta ai cittadini di proporre o modificare norme e regolamenti comunali senza che ci sia bisogno di una percentuale minima di votanti (sul blog del movimento si dice “chi non vota conta zero”).

Nella seduta di ieri, invece, si votava la mozione del “baratto amministrativo” proposta proprio dalle due consigliere del M5S e da Cristina Perra. Non entro nel merito della proposta – benché abbia alcune perplessità di carattere attuativo. Cito solo la lamentela di Fabiola Cardia: non va bene che il regolamento del Consiglio comunale imponga che le mozioni siano presentate da almeno 3 consiglieri, ha dichiarato in aula, perché se Cristina Perra (ha fatto un esempio di una consigliera che da sola costituisce gruppo consiliare) volesse presentarne una, dovrebbe necessariamente chiedere ad altri due consiglieri di sostenere la sua proposta.

Solo a me non sembra strano che si preveda una minima condivisione della proposta prima di portarla all’attenzione del Consiglio? Trovare convergenza sui vari temi è il cuore della politica, a meno di non essere così presuntuosi da pensare che – pur minoritaria – la nostra proposta è così valida da poter prevaricare il parere degli altri.

Solo a me, invece, sembra strano che si possano anche solo concepire dei provvedimenti che si impongano all’intera popolazione del Comune votati magari da poche decine di persone? I 21 consiglieri comunali sono sì lo 0,1% della popolazione, ma ne rappresentano una buona quota. Al netto dell’astensionismo sempre più alto, infatti, ognuno dei consiglieri rappresenta non solo i suoi elettori, ma anche quelli degli altri componenti non eletti della lista di cui faceva parte e, indirettamente, anche chi non ha eletto nessuno. Chi votasse il referendum senza quorum, invece, non avrebbe singolarmente titolo a decidere per tutti, ma rappresenterebbe solo sé stesso.

Uno vale uno, appunto. Mica vale tutti.

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Dove finiscono (davvero) i rifiuti 

rifiuti_e_bugieQualche giorno fa nella bacheca ufficiale su Facebook della Sindaca è comparso un post autoelogiativo con cui il pluri-potenziario assessore Pisu narrava la bella storia della pulizia degli argini del Rio Matzeu, dicendo che tutti i rifiuti raccolti dalla ditta appaltatrice (a proposito, il servizio non è in contratto, lo paghiamo a parte?) sono finiti all’Ecocentro.

Beh, non è esattamente così.

All’Ecocentro sono stati portati solo i materiali ferrosi, tutto il resto è finito nel secco. E non è successo per pigrizia degli operatori, ma perché carta, plastica, vetro, tessili, eccetera, erano coperti di terra e polvere e, messi insieme ai materiali della nostra raccolta differenziata avrebbero reso l’intero carico “sporco” (cioè con tassi di materiale estraneo sopra la soglia tollerata) deprezzando il conferimento e riducendo il contributo CONAI che il Comune incassa per i rifiuti da imballaggio.

Bella mossa, quindi: si usano ulteriori risorse pubbliche che saranno a carico di chi già paga (e continuerà a pagare) e non di chi sporca.  Anzi, per questi ultimi nessun problema, continuino pure a gettare i loro rifiuti in giro o a usare i cestini gettacarte come loro personale cassonetto dell’indifferenziato, che vengono comunque svuotati ogni giorno senza alcun controllo.

Tanto l’importante è il decoro, mica l’educazione.