Che fine ha fatto la riduzione della TARI?

taglio_tasseRiprendo a scrivere su questo blog (a cui ho cambiato il titolo, in attesa di trovarne uno migliore) dopo un’assenza di quasi 7 settimane. Infatti il lavoro degli amministratori comunali si allarga anche oltre il loro mandato, e oggi – con l’approvazione in Consiglio Comunale del Piano Economico-finanziario del Servizio di Igiene Urbana Ambientale e delle tariffe della TARI – si sarebbe dovuto concretizzare nei numeri il risultato straordinario ottenuto dai cittadini sestesi negli ultimi 2 anni.

E invece no.

Al netto dei dati completamente sballati sulle quantità di rifiuti prodotte (ma, in fondo, cosa volete che contino?), è gravissimo che il fabbisogno della TARI è pari a 3.107.023,09 euro, mentre l’anno scorso era di 3.062.000,00 euro.

Si tratta di ben 45.000 euro in più. Come si giustifica questo aumento? A leggere il Piano Finanziario (è disponibile sul sito del Comune, allegato alla Delibera di Giunta n. 86) sembrerebbe che non siano giustificati, dato che il crollo dei conferimenti del secco ci hanno fatto risparmiare oltre 60.000 euro.

Non c’è purtroppo la premialità di 154.000 euro, riferita al 2014, che dal punto di vista contabile deve essere messa in bilancio nel 2015, e quindi quella parte di risparmio non è giustamente calcolata a deduzione dei costi generali.

Non può tuttavia sfuggire – specie se si confrontano i dati con quelli del Piano Finanziario dell’anno scorso – che c’è qualcosa che non torna.

  • Le quantità di alcune tipologie di rifiuti sono aumentate enormemente – alcune quasi raddoppiate: si tratta evidentemente di una svista. O no?
  • I costi di smaltimento dell’umido organico fanno venire qualche dubbio: perché a fronte di costi di raccolta e trasporto (diminuiti del 4,6%) i costi di smaltimento sono aumentati di oltre il 44%? Eppure le tariffe non sono aumentate negli ultimi 2 anni…
  • I costi di raccolta e trasporto delle frazioni riciclabili sono aumentati in modo ingiustificato (per alcune cresciuti di oltre il 60%): dal momento che la periodicità della raccolta non è cambiata e – pur considerando un adeguamento dei costi con il nuovo contratto entrato in vigore il 1 settembre 2013 – come si giustificano aumenti così notevoli?
  • Negli “Altri costi” si nota la voce “Utili, spese di gestione e rischi d’impresa, adeguamenti contrattuali” che supera i 220.000 euro. Il contratto prevede un utile di impresa calcolato al 4,3% dei costi e spese generali allo 0,5%: perché allora invece di poco più di 80.000 euro ce ne sono quasi il triplo?

Non voglio annoiare i miei pochi lettori, ma di discrepanze e fumosità non ne mancano. Ci si chiede: perché la scelta di non tenere conto dei risparmi effettivi? In fondo, 14 punti in più di raccolta differenziata significano circa un risparmio compreso fra il 7 e il 10%.

Io qualche sospetto ce l’ho.

Scarto subito quello più “complottistico”, non voglio credere che ci sia una volontà politica nel nascondere i buoni (immodestamente direi anche ottimi!) risultati della raccolta differenziata annullandone il vantaggio diretto per i cittadini, la riduzione della TARI.

Ma resta quello che è addirittura peggiore: si è tenuto alto i livello dei costi (sui quali si basano le tariffe TARI che, come dice la legge, deve coprire i costi totali diretti e indiretti del servizio di igiene urbana ambientale) per far sì che il mancato incasso di una parte del gettito non pesi sul bilancio comunale. Infatti, fra evasione quasi cronica e impossibilità per molte famiglie di pagare quanto dovuto perché in difficoltà economiche, il Comune non incassa quasi un quarto del gettito totale.

Ma questo significa che chi già paga, continuerà a pagare più o meno lo stesso importo per coprire le mancanze di chi non vuole o non può pagare. E questo sarebbe giusto?

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